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Fonti documentarie sull'obiezione di coscienza PDF Stampa E-mail
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Raccolta di fonti documentarie e orali sull’obiezione al servizio militare in area veneziana tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento.

Introduzione
   
 
Negli anni Sessanta del Novecento l’obiezione di coscienza al servizio militare di coloro che non appartenevano a gruppi religiosi quali i Pentecostali e i Testimoni di Geova, le cui vicende esulano dall’ambito della presente ricerca, acquistò maggiore peso politico rispetto al decennio precedente, in cui il fenomeno aveva soprattutto carattere individuale e profetico (cfr. Pietro Pinna, Francesco Buraglio, Antonio Pantoni, Elevoine Santi ecc.).
L’opinione pubblica fu sensibilizzata al tema dell’obiezione di coscienza grazie all’azione collettiva di gruppi che sostenevano e pubblicizzavano in ogni modo la scelta dei singoli obiettori, inoltre importanti personalità della cultura, della Chiesa Cattolica e della politica appoggiarono le ragioni di chi si rifiutava di prestare servizio militare. Questo ampio movimento favorì il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza che fu votato dal Parlamento, dopo diversi disegni di legge, nel 1972 (legge 15 dicembre 1972, n. 772), dando il via al servizio civile sostitutivo.
Per fronteggiare le carenze di una legge restrittiva e punitiva (8 mesi di servizio in più, commissione giudicante, esclusione delle motivazioni politiche, dipendenza dai codici e dai tribunali militari) e per promuovere una sua riforma fu fondata a Roma il 21 gennaio del 1973 la Lega Obiettori di Coscienza (LOC), che si federò con il Partito Radicale e iniziò la mobilitazione per l’autogestione del servizio civile. In carcere, nonostante la legge, rimanevano gli obiettori totali quali i Testimoni di Geova e gli anarchici.
Il Ministero della Difesa precettò gli obiettori arruolandoli nel corpo dei Vigili del fuoco. Gli obiettori, riuniti nel primo congresso della LOC che si tenne a Napoli il 5 e 6 gennaio del 1974, rifiutarono di seguire le disposizioni. La precettazione fu revocata e iniziarono le prime convenzioni con gli enti disponibili ad accogliere gli obiettori che organizzarono i primi corsi di formazione autogestiti. I tempi di attesa per il riconoscimento del servizio civile si allungarono ben più dei sei mesi previsti dalla legge. Gli obiettori reagirono con “l’autodistaccamento” presso enti di servizio civile e con “l’autoriduzione” del servizio al dodicesimo mese, per denunciare l’aspetto punitivo e discriminatorio della legge che prevedeva otto mesi in più del servizio militare. Fin dal primo congresso all’interno della LOC si manifestarono due componenti: quella nonviolenta, che preferiva impegnarsi nel lavoro sociale, e quella radicale e libertarie, che privilegiava l’obiezione totale.
Nel 1978 cessò il rapporto federativo con il Partito Radicale e gli anarchici uscirono dalla LOC. Si formarono nuovi gruppi che confluirono nella Lega per il Disarmo Unilaterale (LDU).
Negli anni successivi il numero dei giovani che presentarono la domanda di servizio civile è stato in costante aumento e gli enti e le associazioni del settore si impegnarono per modificare la legge e ottenere il pieno riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza. Dopo una serie di tentativi falliti nel luglio del 1998 si giunge all'approvazione della legge 230 che sancisce il pieno riconoscimento giuridico dell'obiezione di coscienza che non è più un beneficio concesso dallo Stato, ma diventa un diritto della persona.

Le esperienze in area veneziana rispecchiano in linea generale le vicende nazionali; i percorsi di militanza degli obiettori, prevalentemente mestrini, erano legati all’ateneo patavino, dove era attivo il Mir (Movimento internazionale della Riconciliazione) e molto nota era la vicenda di Alberto Trevisan, e, nella terraferma mestrina, ai nuclei di Pax Christi e dei gruppi scout di via Aleardi.

Scopo del progetto

Il progetto di ricerca proposto dall’Iveser si pone i seguenti obiettivi:
  • Raccogliere, conservare e rendere consultabile presso l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea la documentazione raccolta in forma originale o in copia cartacea o digitale degli archivi privati degli obiettori al servizio militare in area veneziana, impedendo così la dispersione degli stessi.
  • Realizzare una serie di interviste (audio e/o video) per raccogliere le storie di vita e di militanza degli obiettori al servizio militare, documentare le ragioni individuali e soggettive di adesione all’antimilitarismo e al pacifismo; gli elementi culturali e politici di riferimento; la rete di relazioni con associazioni, sindacati, partiti, enti, istituzioni ecc.; le iniziative che a partire dall’esperienza dell’obiezione al servizio militare sono seguite, quali l’obiezione alle spese militari, l’adesione al modello e alle pratiche di difesa popolare non violenta; l’opposizione all’intervento dell’Italia nella prima guerra del Golfo, la partecipazione alla prima marcia della pace organizzata dai Beati Costruttori di Pace durante il conflitto nella ex Jugoslavia, ecc.
  • Raccogliere eventuale materiale fotografico, iconografico e a stampa a corredo delle interviste.
  • Conservare, inventariare, catalogare e rendere consultabili i file audio e video presso il sito dell’Iveser e degli eventuali partner.
 
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