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Guida alle fonti per la storia di Porto Marghera (1917-2017) PDF Stampa E-mail
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un progetto di Alessandro Ruzzon, Giovanni Sbordone, Gilda Zazzara
 
Il 23 luglio del 1917 veniva firmata a Roma la convenzione tra lo Stato, il Comune di Venezia e la Società del Porto industriale, dando inizio alla storia di Porto Marghera, una delle maggiori concentrazioni di industrie e lavoratori d’Europa. L’impatto della grande fabbrica avrebbe in pochi decenni mutato radicalmente il volto del territorio, il profilo delle classi sociali, gli equilibri politici, la cultura e le condizioni materiali di grandi masse di persone. Giungendo sino ad oggi come un’eredità complessa, irrisolta, persino “divisiva”, la cui trasformazione si gioca su molti scenari, nazionali e internazionali, ma che nelle sue più dirette implicazioni ricade in primo luogo sui cittadini dell’area metropolitana veneziana.  
L’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser), in conformità con la propria missione di promozione della memoria del Novecento e di conservazione di fonti per la sua storia, si propone di contribuire al centenario del 2017 con uno strumento pratico, rigoroso e di libero accesso, che getti le basi per una ripresa degli studi sullo sviluppo della zona industriale e le sue implicazioni sulla società e le istituzioni del Veneziano.
L’idea nasce in primo luogo dalla constatazione degli enormi vuoti di conoscenza relativi a numerosi aspetti, momenti e protagonisti della storia di Porto Marghera. Negli anni più recenti Porto Marghera è stata oggetto di molte pubblicazioni di taglio storico, giornalistico, letterario e memorialistico, spesso di notevole interesse, ma prevalentemente di approccio locale e di argomento specifico. Com’era inevitabile, la complessa vicenda giudiziaria legata al Petrolchimico ha occupato una parte significativa di questa produzione. Altri approfondimenti importanti hanno riguardato la storia dell’operaismo, il rapporto tra fabbrica e quartiere urbano, talvolta la vicenda di singole fabbriche, spesso facendo ampio ricorso all’uso delle fonti orali. Nel complesso, però, si è lontani dal disporre di un quadro esaustivo delle iniziative imprenditoriali, dei rapporti tra potere economico e politico, delle condizioni di vita e lavoro della classe operaia tra fascismo e repubblica, delle lotte e riforme sociali degli anni Settanta, delle politiche industriali e delle dismissioni dei decenni più recenti, per citare solo alcuni temi.
Il primo scopo del progetto è dunque quello di approntare uno strumento completo e di facile accesso per lo sviluppo di nuove, originali e più ampie ricerche, nella speranza di sollecitare così un ritorno di interesse per la storia economico-sociale e del lavoro da parte dell’università e delle istituzioni. Lo strumento della “guida” ai fondi archivistici pare il più adatto a fornire delle coordinate di riferimento, a dare cioè una risposta a chi abbia la necessità di raccogliere informazioni preliminari alla consultazione delle fonti documentarie (che fondi archivistici esistono? dove si trovano? che arco cronologico coprono? qual è la loro consistenza?). Si pensi soltanto all’importanza dei fondi novecenteschi dell’Archivio di Stato di Venezia (fonti di Questura e Prefettura, versamenti della Camera di commercio, Ufficio del lavoro ecc.) che sono finalmente a disposizione degli studiosi ma ancora, in parte, inesplorati.
Non si tratta, però, di un progetto concepito esclusivamente per gli storici “di mestiere”. Riteniamo infatti che solo lo sviluppo di una riflessione ponderata e basata sulle fonti possa sottrarre la storia di Porto Marghera ai conflitti di memorie e di interessi, ai rapporti di forza o agli usi a fini di consenso elettorale, e contribuire alla formazione di un’opinione pubblica critica e informata, in grado di partecipare in modo consapevole alle discussioni che riguardano il presente e il futuro di Porto Marghera: dai destini della portualità alle bonifiche, dagli investimenti alle riconversioni.
Non solo: l’esperienza del lavoro – a cui il progetto intende prestare la massima attenzione – in tutte le sue espressioni culturali e politiche, di vissuto e conoscenze, costituisce un patrimonio di valori e saperi che deve restare la base di una società civile e democratica, e pertanto deve avere l’occasione di essere discussa e “disseminata” sulla base di ricostruzioni attendibili. Pur nel suo carattere di strumento preliminare, la guida è concepita come un patrimonio di memoria che si oppone all’oblio del passato, quando non alla vera e propria distruzione delle tracce del Novecento industriale di Porto Marghera. Per questo non si configura solo come un censimento delle fonti disponibili, ma come una vera e propria ricerca di fonti sinora non conosciute, disperse o trasferite: si pensi in particolare agli archivi delle aziende non più presenti, a quelli delle organizzazioni politiche e sindacali coinvolte nelle battaglie dei lavoratori, a quelli delle associazioni del territorio, o, ancora, alle carte lasciate dai fautori del Porto e dai protagonisti dell’evoluzione economica, sociale e urbana dell’entroterra veneziano.
 
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