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3 febbraio 2017 > Ci ha lasciato Luigi Baldan PDF Stampa E-mail
wp_20140531_016.jpgOggi, 3 febbraio 2017, ci ha lasciato Luigi Baldan: soffrì l'internamento militare rifiutando sempre le proposte di adesione alla Repubblica sociale italiana, rischiando la propria vita aiutò e sfamò, con le poche risorse alimentari trovate, le ragazze ebree del campo di lavoro di Sackisch Bad Kudowa in Polonia. Lo conoscemmo nel 2014 a Mirano alla mostra "Resistere senz'armi" vicino al totem che illustrava la sua vicenda.
Al figlio Sandro, e a tutti i familiari, il nostro cordoglio e soprattutto la nostra sincera riconoscenza.
 
Questo il profilo biografico pubblicato nel totem a lui dedicato.
 
Luigi Baldan [Dolo (Ve) 5 settembre 1917], ultimo di quattro fratelli e di professione meccanico tornitore, venne inquadrato da militare nel ruolo di Fuochista Artefice Abilitato, poi Motorista navale della Regia Marina Militare Italiana. Dopo vari periodi di addestramento fu imbarcato nella Regia Nave “Titano”, poi nella 1^ flottiglia Mas di La Spezia e nel 1943 destinato alle Officine Comando Marina del porto di Sebenico in Dalmazia (ex Jugoslavia, nel fronte dei Balcani).
Venne catturato dalle Forze Armate Tedesche il 9 settembre 1943 a Sebenico, subito dopo lo sbandamento seguito dall’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre, dopo una massacrante marcia a piedi fu tradotto in Germania con altri soldati ammassati in vagoni bestiame. Venne rinchiuso nel campo di concentramento Stalag IX B a Wegscheide, nei pressi di Bad Orb. Nel novembre 1943 fu trasferito a Francoforte sul Meno, loc Heddernheim, campo di lavoro per le fabbriche belliche nel settore aereonautico V.D.M. – Luftfahrtwerke A.G. (Vereinigte Deutsche Metallwerke) e, dall’aprile 1944, a Sackisch Bad Kudowa in Polonia, sottocampo collegato al lager di Gross Rosen, sempre per le stesse fabbriche V.D.M.
Come la maggioranza di tutti gli Internati Militari Italiani, nonostante la fame, le privazioni, le umiliazioni, le sofferenze e il massacrante lavoro nelle fabbriche belliche tedesche, respinse le continue proposte di aderire al nazifascismo. La sua fu un’autentica lotta quotidiana per sopravvivere, con tutti gli espedienti possibili, sabotando anche la produzione bellica tedesca.
In questa drammatica situazione riuscì a far rivivere la solidarietà e l’amore verso chi soffriva più di lui: rischiando la propria vita, aiutò e sfamò, con le poche risorse alimentari trovate, le ragazze ebree del campo di lavoro di Sackisch Bad Kudowa in Polonia. In una notte dell’aprile 1945 fuggì, da solo, dal campo di Sackisch Bad nascondendosi in Cecoslovacchia, prima a Nachod e poi a Dvur Kralove.
Ritornò in Italia nel luglio 1945, dopo quasi due anni passati nei lager del Terzo Reich, consapevole che il suo rifiuto a collaborare con il nazifascismo e la sua personale lotta di Resistenza senz’armi contribuirono a portare la libertà e la democrazia in Italia.
Nel 1951 ha redatto un manoscritto di memorie sul periodo dell’internamento e, nel 2007, con l’aiuto del figlio Sandro, ha pubblicato il libro Lotta per sopravvivere: la mia Resistenza non armata contro il nazifascismo (Edizioni Cafoscarina, Venezia).
È stato insignito della «Croce al Merito di Guerra» e di «Volontario della Libertà» e, nel 2008, della «Medaglia d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto».
Luigi Baldan, dal 1954, vive a Mirano (Ve).
 
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