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20 febbraio 2018 > Promesse a ponente e scomuniche a levante: il '48 adriatico PDF Stampa E-mail
confineorientale.jpgIstituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea - Iveser
Anpi Mestre
 
Centro Culturale Candiani, Mestre
Saletta seminariale, 1° piano
Martedì 20 febbraio 2018, ore 17.30

Promesse a ponente e scomuniche a levante: il ‘48 adriatico del XX secolo e le sue ripercussioni
Arrigo Bonifacio
(Università Sapienza Roma)
 
Introduce Marco Borghi
 
Con il 1947, anno dell’annessione alla Jugoslavia di Fiume, Pola e Dalmazia e del conseguente esodo, le aree di intersezione tra mondo italiano e mondo slavo avevano in un sul colpo vissuto il più grande stravolgimento sociale e politico della propria storia. Dopo uno strappo di tale portata il 1948 adriatico, complice anche la guerra fredda ed il consolidarsi della cortina di ferro alle spalle di Trieste, sembrava dunque destinato ad essere l’anno del consolidamento dello status quo: uno speculare ancoraggio dell’Italia repubblicana e di Trieste, occupata dagli angloamericani, al blocco occidentale e della Jugoslavia di Tito e dell’Istria nordoccidentale, occupata dagli jugoslavi, a quello sovietico. E invece il 1948 fu l’anno dei grandi colpi di scena. Il primo giunse da ponente: Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia a pochi giorni dalle elezioni italiane per la I legislatura repubblicana promisero la restituzione all’Italia di tutta l’area adriatica non annessa alla Jugoslavia, ovvero sia quella sottoposta all’occupazione angloamericana che quella sottoposta all’occupazione jugoslava. Il secondo colpo di scena giunse invece da oriente, con la risoluzione del Cominform del 28 giugno: Tito era stato “scomunicato”, e la Jugoslavia usciva dal blocco sovietico. Il gioco adriatico ne usciva stravolto. L’Italia poteva reclamare il mantenimento della promessa da parte degli alleati occidentali, ovvero la consegna di Trieste e dell’Istria nordoccidentale, ed allo stesso tempo la Jugoslavia, uscita dall’orbita di Mosca, in ottica bipolare diveniva un Paese antisovietico, e dunque alleato potenziale dell’occidente, che non a caso non tardò a "corteggiare" Tito. Notevolissime furono le conseguenze per l’area adriatico, tanto sul piano politico-diplomatico quanto su quello locale.
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