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21 febbraio 2018 > Ciao Adriana, partigiana per sempre.. PDF Stampa E-mail
adriana.jpgLe vicende che ho vissuto mi hanno segnato per la vita… partigiani si è per sempre
 
Il 21 febbraio 2018 è mancata
Adriana Martignoni

nata a Venezia il 12 settembre 1920

Il padre Luigi era stato il fondatore del Partito D’Azione a Venezia, il suo studio a S. Simeon diventò il punto d’incontro degli azionisti e Adriana venne coinvolta con compiti di staffetta. Il suo ruolo diventò importante dopo l’8 settembre quando Luigi, ricercato, andò a Roma e toccò a lei occuparsi dei soldati italiani sbandati e dei giovani renitenti. Catturato e rinchiuso in via Tasso, Luigi riuscì a fuggire e ritornare in Veneto, a Padova, dove fu catturato dalla Banda Carità con tutto il  CLN e torturato a Palazzi Giusti. Durante una perquisizione da parte di camicie nere e tedeschi che cercavano il padre, Adriana e il fratello diciasettenne Gianpaolo vennero arrestati, interrogati e tenuti in carcere per dieci giorni: lei a S. Maria Maggiore, in cella comune con ladre e prostitute, il fratello nell’Istituto per minorenni alle Zattere. Uscito dal carcere Gianpaolo, con alcuni compagni, andò verso il Grappa per unirsi ai partigiani; vennero tutti arrestati durante il rastrellamento del settembre ’44 e di lui non si saprà più nulla.
Dopo la guerra Adriana è stata attiva nel Partito d’Azione, fino allo scioglimento, poi nel Partito socialista e nell’Unione donne italiane (UDI). Dopo l’alluvione del Polesine si occupò dell’accoglienza dei bambini orfani. Assisteva anche gli ex deportati negli ospedali. Dopo essere stata assunta in Comune, Lavorò alla Mostra del Cinema, poi all’Ufficio del Turismo a Ca’ Giustinian e alla Società Europea di Cultura col professor Campagnolo. Collaborò alla rivista di critica d’arte del marito, Enrico Buda, “La vernice”. Ha avuto due figli, Agostino e Pierluigi.
Negli anni recenti non ha mai smesso il suo impegno e ha sempre rinnovato l’iscrizione all’ANPI, all’Iveser e all’associazione rEsistenze.
Nel libro Voci di partigiane venete (CIERRE editore 2016), realizzato da rEsistenze per il 70° della Liberazione, c’è un racconto di Adriana tratto da testimonianze raccolte nel 2008 e 2012.

Questo il brano conclusivo:
Ora non ho più la forza fisica ma la mia esperienza come partigiana la rifarei anche oggi, perché sai di costruire qualcosa, anche se non te ne rendi conto al momento. Sono sempre stata consapevole della mia scelta, sono sempre stata fedele alle mie idee e ai miei principi e lo sono tuttora. Ho educato i miei due figli al valore della democrazia, senza la quale non vivi, ma vegeti solamente.
Dopo un’esperienza simile, sei pronta a parlare con i giovani per far loro capire che quello che è successo, quello che abbiamo vissuto, ha un valore enorme per costruire uno stato, una nazione nuova. Loro lo sanno: molti giovani sono partecipi, preparati a capire e a loro mando un augurio meraviglioso e affettuoso.

Salutiamo Adriana con amore e riconoscenza. Non dimenticheremo mai la giovane coraggiosa che scelse la libertà, la donna che attraversò la vita, pubblica e privata, concretizzando e testimoniando i propri ideali.
Serbiamo come un’eredità preziosa i ricordi che con dolcezza e fermezza ci ha consegnato.

Ciao Adriana, partigiana per sempre

[a cura di Maria Teresa Sega]
 
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