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Profilo storico della Resistenza veneziana PDF Stampa E-mail
San Marco giornate della liberazione
La nascita del movimento resistenziale acquisisce forme e caratteristiche diverse a seconda delle caratteristiche geografiche, sociali e militari presenti nelle varie parti dell'Italia occupata.
Il territorio compreso nella provincia di Venezia non fa eccezione. Questa lunga fascia di terra pianeggiante affacciata sul mare non offrì certo un territorio ideale per organizzare fin da subito un vasto movimento cospirativo che potesse opporsi alle forze di occupazione nazifascisteLa presenza di numerose linee di comunicazione con il fronte (viarie, ferroviarie, persino fluviali) comportò poi la presenza di forti contingenti di guarnigione, sopratutto tedeschi, nei centri nevralgici distribuiti nella Provincia.
Questo insieme di ostacoli legati alla natura del terreno ed alla forte opposizione nemica ritardò la comparsa di un movimento resistenziale articolato ed operativo ...
Partigiani a MestreDai giorni dell'armistizio nel 1943 alla primavera del 1944 in tutta la provincia le varie anime della Resistenza locale intrapresero qualche primo atto di sabotaggio, ma venne sopratutto effettuato un lavoro di organizzazione e reclutamento di elementi fidati, tentando al tempo stesso di recuperare armi e munizioni.
La popolazione civile svolse un ruolo di primo piano fin dall'inizio della stagione resistenziale, nascondendo ed aiutando a fuggire i soldati italiani abbandonati nella maggioranza dei casi dai loro superiori nei giorni seguiti all'armistizio. Venne così recuperata una prima aliquota di armi ed equipaggiamento che fu nascosta in attesa dell'inizio vero e proprio della lotta di Liberazione. Anche gli ex prigionieri di guerra alleati, usciti dai campi di concentramento dopo lo sbandamento del nostro esercito, vennero per quanto possibile custoditi al sicuro in attesa del loro invio al sud, di solito attraverso dei sommergibili inglesi spediti apposta vicino alle nostre coste.
partigiani_a_cason.jpgL'arrivo della primavera e l'adozione della coscrizione obbligatoria da parte dell'esercito fascista porta nuove forze alla Resistenza in Provincia, determinando una geografia resistenziale sempre più attiva.
In alcune zone della provincia, come il Cavarzerano o della Riviera del Brenta, il movimento bracciantile ed il partito socialista erano state delle realtà molto forti e vissute prima dell'avvento del fascismo, ed ora i partigiani locali vivono la Resistenza anche come il riappropriarsi di una libertà che era stata loro tolta dalla violenza squadrista negli anni venti, dopo la marcia su Roma.
Uno scenario particolare è costituito dal grande polo industriale di Porto Marghera, che vedrà maturare al suo interno una fitta rete di controllo parallelo delle fabbriche con le SAP (Squadre di Azione Patriottica), quasi ovunque di ispirazione comunista. A Marghera si saboterà la produzione di guerra destinata allo sforzo bellico nazista e si organizzeranno diversi scioperi (particolarmente importanti quelli della primavera del 1944), dando origine così alle prime forme di protesta in una zona industriale sviluppatasi dopo la crisi del regime liberale.
Nel centro storico di Venezia, la principale realtà urbana all'epoca, la Resistenza deve fare i conti con una conformazione geografica particolarmente difficile, che rende difficili le comunicazioni e l'interazione con l'esterno. Tuttavia la principale formazione veneziana cresce col passare del tempo, fino a diventare la Brigata Garibaldi “Francesco Biancotto”, con un organico di circa duecento effettivi.
partigiani_ippolito_nievob.jpgNel resto della Provincia si distinguono varie brigate partigiane: la “Boscolo” a Chioggia, la “Sabatucci” nel Miranese, La “Piave” nel Sandonatese e la “Ippolito Nievo B” nella zona di Portogruaro.
Particolarmente dura, a Venezia come nel resto della provincia, l'estate del 1944, quando il crollo definitivo del fronte con la sconfitta dei tedeschi sembra un evento a portata di mano. L'aumento dell'attività partigiana e la maggiore maturità politica e militare acquisite dalle varie formazioni nel corso dei mesi passati riesce ad impegnare efficacemente le truppe nazifasciste. Questi successi saranno però pagati a caro prezzo: in quella che verrà ricordata come l'”estate di sangue” i morti si conteranno a decine: nel capoluogo lagunare nel giro di meno di un mese si succedono tre rappresaglie: i sei di Cannaregio, uccisi a tradimento nella notte fra il 7 e l'8 luglio, i tredici partigiani sandonatesi fucilati sulle rovine di Ca' Giustinian il 28 dello stesso mese e i sette martiri fucilati il 3 agosto sulla Mestre 4 maggio 1945, funerali dei partigianiRiva dell'Impero, dedicata oggi al loro sacrificio. Nel resto della provincia i “repubblichini” fucilano ovunque: a Cavanella d'Adige viene sterminata la famiglia Baldin, e la loro trattoria viene data alle fiamme, mentre a S. Pietro, vicino a Cavarzere, la Decima MAS fucila cinque partigiani.
La fine dell'estate porta ad un inasprimento della lotta antipartigiana: l'arresto del fronte sulla linea gotica permette di impegnare più truppe contro i partigiani. Si tratta della stretta finale prima dell'arrivo della primavera, attesa con speranza dai partigiani e terrore da molti fascisti.
Tuttavia questo clima da “attesa della fine” esaspera ancora di più la violenza nazifascista.
Una nuova serie di eccidi insanguina tutta la provincia senza soluzione di continuità: fra i vari eccidi da notare il martirio a S. Donà di Piave del conte Gustavo Badini, torturato selvaggiamente e poi fucilato il 10 dicembre 1944 dai fascisti che tentarono, inutilmente, di ottenere informazioni sui suoi compagni di lotta. Nel dopoguerra a Badini venne concessa la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria.
lampione_due.jpgA Mirano sei partigiani furono fucilati ed esposti l'11 dicembre 1944 nella piazza del paese, mentre nel febbraio del 1945 a meno di tre mesi dalla fine della guerra trovò la morte Erminio Ferretto. Nato a Mestre, aveva combattuto nelle Brigate Internazionali in Spagna. Tornato in Italia aveva conosciuto la prigionia ed il confino a Ventotene. Liberato dopo la caduta del fascismo aveva combattuto nel Cansiglio con la Divisione Partigiana “Nannetti”. L'arrivo dell'inverno lo aveva costretto a portare il Battaglione “Felisati” sotto il suo comando in pianura, nella zona compresa tra Mogliano e Mestre. Quando morì, nel corso di un rastrellamento delle Brigate Nere, aveva solo trent'anni.
Con l'arrivo della primavera del 1945 le truppe alleate attestate all'imbocco della Pianura Padana sfondano le ultime resistenze nazifasciste, attaccate anche dalle formazioni partigiane che finalmente mettono in atto l'Insurrezione nazionale a partire dal 25 aprile.
venezia_18_piazzale_roma_macchina.jpgNella nostra provincia non c'è un'unica data che segna l'inizio dei combattimenti finali, sia per la grande distanza (oltre 100 chilometri) da un capo all'altro del territorio sia per la situazione estremamente caotica che vide lo scontro tra partigiani e tedeschi articolarsi in vari modi.
A Venezia il giorno tradizionalmente indicato per l'insurrezione è il 28 aprile, anche se i primi scontri si erano avuti la sera del 26, per finire definitivamente il 29, quando le truppe alleate arrivate dal Ponte della Libertà trovarono la città già libera dalle truppe naziste, che si erano ritirate verso la Germania dopo una resa condizionata con il CLN veneziano.
partigiani_in_laguna.jpgNella zona di Cavarzere le truppe italiane del Gruppo di Combattimento “Cremona” liberarono la cittadina il 27 aprile, mentre nel miranese i combattimenti finirono due giorni dopo, con la resa delle truppe naziste a quelle alleate. Nel veneto Orientale vediamo S. Donà insorgere il 25 per essere liberata il giorno successivo, mente Portogruaro la seguirà il 28.
Non sempre, anzi quasi mai la resa del nemico fu ottenuta in maniera incruenta, diversi scontri con le truppe naziste e fasciste non ancora smobilitate comportarono la perdita di decine di Partigiani e Patrioti, magari a poche ore dalla tanto agognata pace.
Non si dovettero lamentare in ogni caso stragi e rappresaglie delle truppe tedesche in ritirata, come purtroppo accadde in altre parti del veneto. Per la fine del mese tutto il territorio era libero dalle truppe di occupazione naziste e fasciste.
 
Giulio Bobbo

Bibliografia essenziale:
Giuseppe Turcato, Agostino Zanon Dal Bo (a cura di), 1943-1945 Venezia nella Resistenza. Testimonianze, Venezia, Comune di Venezia, 1976
Giulio Bobbo, Venezia in tempo di guerra 1943-1945, Padova, Il Poligrafo, 2005
Giulia Albanese, Marco Borghi (a cura di): Memoria resistente, la lotta partigiana a Venezia e provincia nel ricordo dei protagonisti, Portogruaro, Nuova Dimensione (Iveser), 2005, sfoglia il Cd-rom
Marco Borghi (a cura di), I luoghi della Libertà, itinerari della guerra e della Resistenza in provincia di Venezia, Portogruaro, Nuova Dimensione (Iveser), 2009, vedi la presentazione
La Resistenza a Venezia ieri e oggi, film-documentario 2009
 
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